Storia sociale della figura femminile nel XX secolo.
In
Francia, in Italia e in Germania l’aborto è stato legalizzato in ritardo.
La
storia delle donne è stata insanguinata da milioni d’aborti clandestini.
Le
protagoniste di questi aborti erano per lo più donne vittime d’abusi,
traumatizzate da una possibile denuncia.
In
Francia nel corso degli anni Settanta, gli aborti clandestini ammontano ancora a
400000 l’anno.
Una
ginecologa francese di fronte a questa cifra (Lagroua-Weil-Hallè) ha messo in
piedi un organismo benefico, la Pianificazione familiare, che informa le donne
sui metodi di contraccezione già utilizzati altrove.
Il
ministro della sanità Simone Veil decide di portare il dibattito in Parlamento.
Il
19 dicembre 1974 sfidando l’ostilità generale rivolge a dei deputati
impietriti questa espressione provocatoria “come voi tutti sapete, signori
deputati, le donne hanno un ciclo, le mestruazioni…”.
Dal
banco del governo, Simone Veil affronta da sola le imprecazioni dei colleghi, ma
all’esterno è sostenuta da manifestazioni di donne, fortemente determinate a
difendere i propri diritti. Il 1 gennaio 1975 viene approvata la legge che porta
il suo nome e che prevede il ricorso all’aborto entro un termine di 10
settimane.
Nel
1979 il testo di legge verrà prorogato definitivamente.
Anche
in Italia è stato un processo per aborto clandestino d, quello a carico di
Gigliola Pierobon, del 5 giugno 1973, che ha fatto precipitare gli eventi.
Una
prima proposta di legge comune viene presentata dai partiti comunista,
socialista, liberale e repubblicano, con l’opposizione della Democrazia
cristiana.
Il
21 gennaio 1977 la legge viene approvata dalla Camera, per essere poi bocciata
dal Senato; solo nel 1978 verrà approvata definitivamente, con norme analoghe a
quelle vigenti negli altri Paesi europei.
Cambia
il rapporto tra i sessi
Per
tutte le donne che hanno preso parte a questa lotta, è sempre stato chiaro che
il ricorso all’aborto non era che una soluzione di ripiego.
Più
d’ogni altra misura egualitaria, la possibilità di controllare la
procreazione femminile, ha modificato profondamente i rapporti fra i sessi.
Poiché la donna ha ottenuto il potere di decidere per conto proprio, gli uomini
si sono visti privati del controllo della vita di coppia in un aspetto
fondamentale.
La
violenza contro le donne
Un
altro aspetto della condizione femminile è emerso alla luce del sole: quello
della violenza, I primi centri d’accoglienza per le donne oggetto di violenza
sono sorti in Gran Bretagna a partire dagli anni Settanta.
Considerati
a lungo normali, i colpi e le ferite inferte alle donne all’interno della
famiglia, vengono ora denunciate in numero sempre maggiore e puniti dai
tribunali.
Nonostante
ciò la violenza coniugale, lungi dal diminuire con il movimento
d’emancipazione della donne, sembra paradossalmente estendersi fra tutte le
categorie sociali.
Una
legge francese del 1993 stabilisce che l’autore di un atto di violenza
coniugale possa essere condannato ad un’interruzione dal lavoro di più
d’otto giorni, a cinque anni di prigione o a 5000 franchi di multa.
Per
quanto riguarda lo stupro, in Francia il codice penale, modificato nel 1980
prevede da 10 a 20 anni di reclusione in un carcere criminale, e l’ergastolo
in caso di stupro di gruppo. Sono state inoltre introdotte alcune variazioni
procedurali, a tutela degli interessi delle donne: poliziotte e dottoresse per
ricevere le querele, presenza di donne nella giuria, divieto di indagare nella
vita privata della vittima, possibilità di costituirsi parte civile per le
associazioni.
La
violenza del marito nei confronti della moglie
Solo
di recente in alcuni Paesi si è cominciato a prendere in considerazione lo
stupro nell’ambito del matrimonio. In Gran Bretagna, il Domestic Violence and
matrimonial Proceeding Act del 1976 istituisce la protezione della donna nei
confronti delle violenze da parte del marito, che può comprendere anche lo
stupro.
In
Francia la corte di cassazione ha riconosciuto la nozione di stupro coniugale
con una sentenza del 1990.
È
ancora una volta agli Stati Uniti che spetta il primato di aver
istituzionalizzato il concetto di molestie sessuali per proteggere le donne che
nei luoghi di lavoro subiscono molestie e pressioni di tipo sessuale da parte
dei loro superiori.
In
Francia Una legge del 2 novembre del 1992 qualifica reato penale la molestia
sessuale negli ambienti di lavoro pubblici e privati. Entrata in vigore nel 1994
non è quasi mai stata applicata.
Il
movimento femminista
Dapprima
negli Stati Uniti, poi nella maggior parte dei Paesi Europei, il movimento
femminista degli anni settanta rimette in discussione tutti gli aspetti della
condizione femminile e le basi stesse del rapporto uomo-donna
Il
movimento femminista degli anni settanta rimette in discussione radicalmente
tutti gli aspetti della condizione femminile, si propone soprattutto di cambiare
l’immagine che le donne hanno di se stesse, modellata da secoli
d’oppressione.
Le
femministe britanniche manifestano il 10 novembre 1971 davanti alla Royal Albert
Hall di Londra., dove si svolge l’elezione di miss Mondo, considerata come la
più compiuta espressione del culto maschile della donna-oggetto. Le armi
utilizzate sono la derisione e, in qualche caso, le maschere.
È
negli Stati Uniti all’inizio degli anni settanta che il movimento femminista
ha lasciato il segno.
Nel
1961 il presidente Kennedy crea una Commissione sulla condizione delle donne, il
cui rapporto American Woman denuncia discriminazioni in materia di stipendi e
d’impiego, e che nel 1966 darà luogo alla creazione della National
Organization of Woman, il cui programma è la lotta contro le discriminazioni.
Nel 1963 Betty Friedan pubblica “ la mistica della femminilità “ mettendo
in luce le mistificazioni di cui sono vittime le donne americane.
Il
clima d’agitazione politica degli anni settanta si concretizzò nella giornata
di sciopero nazionale del 26 agosto del 1970, in cui le donne, in tutto il
Paese, si rifiutano di dedicarsi ai consueti compiti domestici e coniugali e
manifestano per le strade.
Le
tematiche principali del movimento sono:
L’oppressione delle donne in tutte le sue forme sociali
La conoscenza di se stesse al di fuori degli schemi e dei
pregiudizi maschili
La creazione di strutture organizzative per rispondere ai nuovi
obbiettivi e ai nuovi bisogni
È
in questo momento che le donne sviluppano teorie femministe che non pongono più
in primo piano la questione dell’ugualianza con gli uomini, ma il rapporto
d’oppressione maschi-femmina.
I
gruppi donna o la democrazia diretta.
Nel
1949 tuttavia, Il secondo sesso di Simone de Beauvoir era stato un vero scandalo
riscotendo un grande successo.
Dimostra
che sono gli uomini a determinare la storia delle donne che il soggetto è
l’uomo e che l’oggetto è la donna.
Per
uscire da una simile condizione per diventare soggetto, la donna deve
conquistare la propria indipendenza con il lavoro e l’affermazione di un
soggetto collettivo femminile.
Al
cinema film come Due o tre cose che so di lei di Jean-Luc Godard 1967 e
soprattutto Deserto rosso d’Antonioni 1964 ha esplorato l’inquietudine
femminile.
Il
movimento rifiuta le gerarchie
La
lotta per la liberazione dell’aborto diventa un cavallo di battaglia per le
femministe e soprattutto in Italia e in Francia.
Il
movimento delle donne prende forma senza tuttavia trasformarsi in
un’organizzazione e non lo diventerà mai, diffidando della gerarchia e della
sclerosi che si accompagnano alle istituzioni funzionando sul modello della
democrazia diretta.
Il
movimento femminista è tuttavia caratterizzato da diverse tendenze, che si
esprimono e affrontano in pubblicazioni talvolta effimere, a cui ciascuna può
partecipare con un articolo o con una testimonianza.
Per
Simone de Beauvoir la differenza tra i sessi deriva da un condizionamento
sociale: “Non si nasce donna, lo si diventa”.
Perciò
bisogna modificare i rapporti sociali per dare alle donne le stesse opportunità
degli uomini, ma soprattutto per permettere loro di esistere com’esseri umani
autonomi nei confronti del primo sesso, quello maschile.Le lesbiche sono le più
radicali. Di fronte all’ostracismo generale e ai pregiudizi del loro ambiente,
esse vivono la propria situazione nella rivendicazione e nell’affermazione
talvolta provocatoria, arrivando perfino a rifiutare le femministe
eterosessuali, sospettate di tradimento.
L’utopia
di un mondo migliore
Nonostante
le differenze e le divergenze fra i diversi gruppi femministi, si affermano un
certo numero d’idee condivise, che non verranno più messe in discussione: le
donne sono state e sono ancora oppresse da una società fatta e dominata dagli
uomini: l’uguaglianza, che è stata alla base della lotta femminista del fine
del XIX secolo, è più che mai all’ordine del giorno.
Le
femministe sostengono l’idea che ogni uomo porti con se una parte di
femminilità che non dovrebbe temere di lasciare trasparire.
Morte
del femminismo?
All’alba
degli anni ottanta, l’immagine delle femministe isteriche, eccitate, radicali,
lascia a poco a poco spazio alle “nuove donne” un’immagine che i mezzi di
comunicazione hanno contribuito a diffondere: si prendono a modello donne che si
sono riconciliate con gli uomini e raggiungono il successo nella vita
professionale.
Se
il femminismo ha perduto la propria influenza ciò si può spiegare col fatto
che la società ha assimilato alcuni suoi valori: la libertà sessuale,
l’omosessualità, la libera unione, la scelta della procreazione. È questa
forse la sua vera vittoria. Le conquiste sono ormai acquisite, e le giovani
generazioni femminili faticano talvolta a comprendere le lotte e le battaglie di
chi le ha precedute. Il movimento femminista ha svolto un ruolo rilevante
nell’evoluzione dei costumi, dando alle donne la conoscenza delle loro capacità
e legittimando il loro diritto a partecipare alla vita reale, al pari degli
uomini.
Ma
non è riuscito a trasformare davvero i rapporti fra i sessi, né i valori della
società, in definitiva a concretizzare l’utopia di un mondo diverso.
Fonte
|