Tre istituti statunitensi stanno
collaborando allo sviluppo di un sistema che consenta la produzione di
idrogeno impiegando zuccheri come reagenti principali
Il Virginia Tech, l'Oak Ridge National Laboratory e l'University of Georgia
stanno collaborando per sviluppare un metodo efficiente e conveniente per la
produzione di idrogeno che prevede l'impiego dello zucchero come reagente
principale.
I ricercatori dei tre istituti hanno condotto i propri esperimenti utilizzando
amidi (polisaccaridi complessi composti da polimeri del glucosio) combinati
in ambiente acquoso con 13 differenti enzimi, ponendo il tutto alla temperatura
di 86 gradi Farenheit, corrispondenti a 30°C. La reazione ha liberato una
miscela di diossido di carbonio e idrogeno, con emissioni prive di nitrati o
solfati. Secondo le opinioni di del team di ricerca, tuttavia, è necessario
ancora molto lavoro affinché la reazione avvenga ad una maggiore velocità
da risultare conveniente per la produzione commerciale.
Il prossimo passo consiste nel poter attuare la reazione ad una temperatura
superiore, affinché possa avvenire più velocemente. In tal
caso, tuttavia, si apre un problema: un enzima, infatti, è una proteina
e come tale può denaturarsi facilmente in un ambiente ad elevata temperatura
o basicità. Per tale motivo sarà necessario dover ricorrere all'impiego
di altri enzimi rispetto a quelli utilizzati negli esperimenti fino ad ora condotti.
Percival Zhang, ingegnere biochimico presso il Virginia Tech e responsabile
del progetto, ha dichiarato: "Si tratta di un qualcosa di rivoluzionario.
Questa sperimentazione ha aperto una nuova strada nel campo dell'idrogeno. Tramite
una serie di sviluppi a questo approccio l'ipotesi di realizzare veicoli dotati
di sistemi di alimentazione basati sullo zucchero potrà diventare realtà".
Il gruppo di ricercatori stima ancora 8-10 anni di sperimentazione e messa
a punto prima che questo approccio possa giungere alla produzione commerciale.
Il primo obiettivo, come già accennato da Zhang, pare comunque essere
l'impiego come fonte energetica per le automobili, nonostante vi sia un progetto
parallelo destinato alla realizzazione di piccole batterie destinate all'alimentazione
di dispositivi elettronici compatti, come lettori di musica digitale o PDA.
La ricerca è finanziata dall' Air Force Office of Scientific Research
e dall'Institute for Critical Technology and Applied Science del Virginia Tech.
Fonte: Dailytech