 Primo capitolo dedicato ad un decennio che ha fatto storia...
Quel che resta degli anni Ottanta Quando i ricordi ti fanno venir voglia di cantare.
 Succede quasi sempre. Quando passa più di un decennio e ci si volta a guardare indietro, un velo di nostalgia torna a scaldarci il cuore. Sarà perché i ricordi sono birichini e si divertono a rincorrersi nei meandri della mente, facendoci sorridere a una canzone, un vestito, una macchina, un vecchio giocattolo. Si parte da musica e canzoni e si continua il percorso attraverso la moda, i programmi televisivi del decennio, le auto e le moto che spopolarono, il calcio con i Mondiali 1982 . Nella seconda parte ricorderemo giocattoli e merendine, i film trash e cult , Paninari-Punk , fauna varia e i fatti salienti di cronaca di quei due lustri.
Qui si parla di canzoni dunque, vecchi brani sepolti nella memoria e riaffiorati, quasi per caso, per gioco.
Canzoni che ci hanno accompagnati tra i banchi di scuola, quando dovevi scegliere da quale parte stare: o Duran Duran o Spandau Ballet , che se poi ti piacevano gli Wham! allora erano affari tuoi. Erano gli anni degli A-Ha con "Take On Me", dell'italianissimo Mike Francis con "Survivor", ma anche quelli di David Bowie & Pat Metheny con "This Is Not America" e dei Depeche Mode con "Strangelove". Un decennio di musica che ci ha lasciato molto. Non solo canzonette, come "You Spin' Me Round" dei Dead Or Alive o "Moonlight Shadow" di Mike Oldfield.
Prendendo a prestito il titolo di una canzone di Raf ("Cosa resterà degli anni Ottanta?") si può provare a tirare le somme. In pochi forse ricorderanno i Marillion, precursori del revival inglese del rock progressivo. Il nome originario del gruppo era Smarillion, preso da un libro di J.R.R. Tolkien . Altri invece si chiederanno chi è Manuel Stefano Carry, in arte Den Harrow, americano di Boston, che ha raggiunto le vette della classifica con "Day by Day". Qualcuno avrà presente invece la voce in falsetto di Jimmy Somerville, un altro grande autore di musica pop e elettropop o bravissimi Tear for fears con "Shout".
Ma in molti, moltissimi avranno stampate nella mente le canzoni di alcuni dei più grandi artisti della storia del rock. Sì perché negli anni Ottanta c'erano i Rem di Michael Stipe consacrati solo successivamente al grande pubblico con Loosing My religion, e c'era l'urlo amaro dei Nirvana, strozzato (negli anni Novanta) nel colpo di fucile con sui si è ucciso il leader Kurt Cobain . Erano gli anni, scusate se è poco, con cui Bruce Springsteen, sbarcava in Italia con il suo "Born in the Usa" e di quelli che facevano di "Sunday blody Sunday" degli U2 un inno generazionale.
A voler guardare, invece, la musica di casa nostra non c'è molto da stare allegri. Qualche nome? Toto Cutugno, "Solo noi", vincitore di Sanremo nel 1980, Riccardo Fogli, "Storie di tutti i giorni" Sanremo 1982, Dario Baldan Bembo "L'amico è". Anche se – diciamola tutta – nel 1986 Sanremo regala alla musica del Belpaese, un allora giovanissimo Eros Ramazzotti , la grande voce di Fiorella Mannoia, il rock di Vasco Rossi, ed uno sbarbato Jovanotti .
Ecco, dunque, cosa resterà degli anni Ottanta, questo e tantissimo altro che qui per motivi di spazio non è stato possibile citare. Comunque musica, buona o cattiva che sia, che ci fa sorridere e ricordare, che manderà in tilt la nostra memoria ogni volta che a Trivial Pursuit troveremo domande del tipo «Chi fu il vincitore del Festival di Sanremo nel 1985?»
Una volta scorta la risposta i vostri occhi diventeranno vitrei e nonostante i ripetuti spasmi di stomaco, vi verrà voglia di cantare parola per parola, tra lo stupore generale degli amici che vi hanno sempre creduto un cultore della musica: «Se m'innamoro/se mi innamoro/se m'innamoro/sarà di te».
Claudia Di Meo
Tratto dal webmagazine News2000, testata giornalistica registrata del portale Libero.it
Ottanta voglia di moda Pantaloni a sigaretta, colori elettrici, minigonne scozzesi. A chi donavano? Eppure ritornano.
 Non era una moda bella, diciamolo subito. Vista con lo sguardo di oggi ai più appare persino bruttina. Non donava alla stragrande maggioranza delle donne. Ma la moda Anni '80 aveva un suo fascino - piaccia o no - che da quest'inverno prova a fare di nuovo capolino. Erano anni dorati, come li definisce nostalgicamente qualche attento osservatore di tendenze. Dorati in senso stretto. Perché la voglia di vivere in modo opulento era ostentata fin dagli abiti, che talvolta si tingevano di lamine - appunto - dorate. Proprio le stesse nuance che vediamo ritornare in voga negli ultimi tempi, quando l'ispirazione al re dei metalli preziosi ha iniziato a sorpassare i riflessi argentei, nelle vetrine del centro. Anni colorati. Il blu elettrico, il fucsia e il giallo erano padroni indiscussi dei tessuti e delle maglie. Non stupisce che in un clima generalizzato di revival a quel decennio controverso, celebrato anche da mostre ad hoc, anche quei colori stiano tornando prepotentemente di moda.
E così già da quest'inverno, per interrompere la monotonia di un nero che imperversa da tempo, si ricorre a pezzi dal colore quasi "elettrico", che siano un paio di collant o una camicia o un maglioncino. L'importante è risaltare. A dispetto del bon ton. Ma passiamo alla nota più dolente di questo amato-odiato revival. I pantaloni . Dopo aver indossato per anni calzoni a vita bassa e larghi in fondo, che regalavano alla silhouette un'immagine più armoniosa, da poco hanno riconquistato la scena i nuovissimi pantaloni a sigaretta. Alzi la mano chi può dire, con tutta serenità, di poterseli permettere. Attillati, quasi una seconda pelle, tendenti al fuseaux (che orrore quelli, poi...), altini in vita, cortini sotto, quando va male addirittura chiusi alla caviglia da una zip, sono i pantaloni meno amati dalle donne. Eppure ritornano...
E che fine faranno le camicette strizzate, tipo figlie dei fiori? Forse saranno destinate al tramonto, visto che i neoblouson di antica memoria - a volte con tanto di manica a pipistrello - stanno tornando sugli scaffali dei negozi più in voga. E addosso ai fisici delle più coraggiose. Magari sotto una giacca che, dimenticata per anni, soppiantata da maglioncini minimalisti finto-povera dei primi anni '90, torna in primo piano, senza le odiose spallotte, ma protagonista come ai tempi dei Duran Duran. Quando pullover e calze a losanghe impazzavano. Quadri e rombi colorati (non solo nei maglioni, ma anche nelle minigonne) sono tornati anche oggi; e chi li ripesca in qualche vecchio baule, è più trendy di chi li compra nuovi di zecca.
Un ultimo ritorno eccellente sono le pochette . Negli anni in cui il signor Rossi andava a prendere la moglie con l'Arna per andare a cena in qualche ristorante alla moda, lei scendeva con l'immancabile borsetta piatta e rettangolare in mano. La pochette oggi è tornata in bella vista nei migliori negozi, dopo un lungo regno delle micro-borsettine col manico rigido stile nonna (insuperabili, diciamolo).
Antonella Laudonia
Tratto dal webmagazine News2000, testata giornalistica registrata del portale Libero.it
Quando per strada girava l'Arna Le auto più belle, assurde e irripetibili degli anni Ottanta.
 Nell'immaginario collettivo gli Anni 80 sono ricordati come gli anni rampanti e dell' eccesso. Eccesso nei costumi, nella politica, nel lusso e perché no pure nel mondo delle automobili. Nacquero e prosperarono in quegli anni alcune delle vetture più fortunate, più azzeccate, più innovative, più intelligenti della storia dell'automobile .
Modelli che ancora oggi girano un po' demodée e borbottanti, ma ancora arzilli per le vie delle città che i proprietari, cascasse il mondo, non hanno il coraggio di mandare allo sfasciacarrozze dopo un ventennio e passa di onorato servizio. Macchine indimenticabili .
Ma i pazzi Anni 80 hanno avuto la fortuna-sfortuna di tenere a battesimo anche alcune delle auto più incomprensibili e malriuscite che gli occhi umani possano aver visto. Macchine che magari avranno avuto anche il pregio di presentare qualche novità dal punto di vista meccanico, ma la cui bruttezza è diventata proverbiale.
Ovviamente sarebbe impossibile ricostruire marca per marca lo sconfinato parco auto di quegli anni, per questo i cultori del genere ci perdoneranno se in queste poche righe c'è posto solo per i modelli...più.
Nessuno si scandalizzerà se la parata di auto più eccessive iniza con la Uno e la Panda. Le due Fiat che meritano, numeri alla mano, la palma di vetture più azzeccate della storia. La Uno, nata nel 1982, vanta una serie di record incredibili. È stata per 10 anni la macchina più venduta in Italia (circa 6 milioni di unità con medie di quasi 400mila all'anno) e, come i proprietari sanno, anche la più rubata. In certi casi sembrava un'ossessione: all'epoca infatti era facilissimo vederne incolonnate ai semafori almeno 3 o 4 in fila indiana o trovarne parcheggiate una accanto all'altra a mezze dozzine.
Della Panda, nata nel 1980, ne sono state vendute più di 4,5 milioni. Un'utilitaria spartana, in cui c'era tutto quello che serviva persino due sedili che molti ragazzi di allora ricorderanno con piacere. I più schizzinosi l'avevano ribattezzata "lavatrice in centrifuga" per l'inconfondibile rumore del motore quando andava a pieni giri.
Negli Anni 80 apparvero sulle strade altre Fiat di successo: su tutte la Tipo con una linea orginale e molta tecnologia di bordo, il Fiorino, la Croma e la Tempra. E poi altri parti decisamente podalici come la Argenta o che a Mirafiori avrebbero preferire tenere nascosto come l'ineffabile Duna. La macchina che è diventata un oggetto di culto e che ormai si è guadagnata i galloni di auto trash per antonomasia.
Un primato che condivide a pari merito con un'altro incubo su 4 ruote: la Arna. Solo chi l'ha posseduta può spiegare cosa volesse dire girare a bordo di quella macchina: gente che si dava di gomito e la mostrava coll' indice non certo perché sedotto dalla carrozzeria spigolosa o dagli interni pseudo-lussuosi. E dire che per mettere insieme un capolavoro così si erano spremuti i migliori cervelli della Alfa e della Nissan. Ad Arese forse anche per esorcizzarne il ricordo partorirono in rapida sequenza la 33, la 75 e la 164: tre macchine vendutissime e che convinsero tutti che anche quando si fanno automobili è meglio stare soli che male accompagnati.
Se poi tra gli eccessi di cui sopra includiamo pure quello di velocità allora bisogna ricordare che in quegli anni sull'asfalto italiano apparvero bolidi come la Ferrari Testarossa, la Maserati Biturbo, la Audi Quattro mentre sul catalogo di "Quattroroute" facevano impressione gli oltre 300 km/h della Lamborghini Countach .
Auto solo per pochi facoltosi appassionati. Per quelli che avrebbero voluto e non potuto, la soluzione poteva essere una fiammante Renault Fuego, che forse solo in penombra poteva dare l'impressione di essere una sportiva dal motore aggressivo, una Ford Orion, una Sierra, una classicissima Lancia Prisma o una Trevi. Berline e berlinette un po' sportive e un po' no, ma dalla linea meno spigolosa di una Volkswagen Jetta o di una Talbot Solara rispetto alle quali hanno decisamente lasciato il segno.
Come il segno hanno lasciato la Y10 (nata nel 1985), la Opel Corsa, due utilitarie esageratamente intelligenti che con opportuni restyling sono vive ancora oggi, mentre della Samba non è rimasto che qualche lontano ricordo e della Citroen Visa quello che tutti tengono a mente non è né la carrozzeria bombata, né il motore che faceva un rumore simile a quello di un aspirapolvere, ma lo slogan: "Ehi Gringo, la macchina va-va-vuma!".
Massimo Mencaglia
Tratto dal webmagazine News2000, testata giornalistica registrata del portale Libero.it
Anni '80: giocando giocando Riprende il viaggio attraverso gli Anni Ottanta. Stavolta ricordiamo giochi e merendine, cinema, paninari e fatti della vita di quel decennio.
E rieccoci qui. A parlare di anni Ottanta, a riannodare i fili della memoria dopo una prima puntata dello Speciale ricca di emozioni che ci ha guidati attraverso la musica , la moda , la televisione , le auto e le moto, lo sport . Stavolta partiamo alla riscoperta dei giochi e delle merendine (qui sotto), dei film , dei gruppi sociali (dai paninari in giù) e dei fatti della vita che hanno caratterizzato quel decennio.
Merendine e giochi , appunto. Sapore di Tegolino, sgranocchiato giocando con le Cabbage Patch e, magari, infilato nel Dolce Forno così, tanto per imitare i grandi.
Negli Anni Ottanta l'industria dei giocattoli si è sbizzarrita, producendo le cose più curiose. Belli o brutti non ha importanza: i giochi di quegli anni sono comunque indimenticabili, specie per chi all'epoca era bambino. Ci furono le riedizioni dei giochi nati nel decennio precedente, come il dolceforno, ribattezzato Nuovo Dolceforno '80 (c'era qualche differenza?). Pezzi cult come il galeone Playmobil, riproposto anche dalla Lego. Le Hotwheels, il Sapientino, il Grillo Parlante, la Pallapazza, i Puffi, gli Snorkies, il flipper che divenne Spinball. I giochi in scatola come Hotel, Crack, Dragon, Brivido, Indovina Chi, Forza Quattro, Gira la Moda, l'Isola di Fuoco. I Transformers , sia robot che macchine. E molto altro.
PUPAZZI MUTANTI I peluche non potevano essere semplici pupazzi di pelo. Fu così che nacquero i Popples, ibridi animali che si trasformavano in una palla di pelo (prima della loro uscita in commercio la tv solleticò la curiosità dei piccoli telespettatori-consumatori mostrando un ammasso di pelo colorato simile a un peperone). I classici orsetti si misero le alucce, diventando Angelorsi, coi loro rivali Orsetti del Cuore. Nacque l'antenato di Jimmi Ridimmi, anch'esso orso, che ripeteva le parole. O ancora i Cercafamiglia, cucciolate di cani dall'aria triste e abbattuta. Per i più esigenti c'era il Pisolone, un sacco a pelo a forma di animale dal prezzo notevole. Il Luciotto era invece una larva verde col berretto da notte che aveva il viso che s'illuminava (per farlo funzionare bastava abbracciarlo, diceva la pubblicità, in realtà bisognava stritolarlo). La famiglia di esseri striscianti includeva i millepiedi Tantegambe, di tutte le lunghezze (quelli più grandi trovavano spazio sul pianale del baule). Metà animali e metà insetti erano i Wuzzles, mentre i Tottles erano tartarughe dai colori pastello col guscio removibile che si trasformava in culla. Scopiazzati dai Babapapà gli SnuggleBumms, che avevano ciuffi di peli sul capo. Tecnologici erano invece i Watchimal, orologi con un ingombrante cinturino di peluche (davvero importabili) e il "secchione" orso parlante Teddy Ruxpin.
 BARBIE E SIMIL-BARBIE Negli Anni Ottanta il mondo di Barbie si espande a dismisura. La bionda doll abita in una casa a tre piani con l'ascensore, possiede una casa di campagna, la piscina e una fiammante Ferrari Testarossa. Si veste all'ultima moda (fuseaux, camicione e abiti sgargianti). Nasce la Famiglia Cuore, il nucleo composto da dolce mammina, bravo papà e 2 gemelli. Poco dopo ecco spuntare i Nonni Cuore, dai capelli grigi. Successivamente l'omonimo cartone animato Jem, rockettara dai capelli rosa, insieme al suo gruppo, le Holograms. Bizzarre anche le chiome di Lady Lovely e Co («coi suoi magici capelli , lunghi lunghi folti e belli...»), col cane Cucciolo di Seta e il Principe Cuorforte. Oltre alle ciocche colorate, infatti, aveva in testa pinzine a forma di coniglio (sembravano pantegane) o uccellino dalla lunga coda rosa, lilla, azzurra, gialla... Più piccola la She-Ra dei Masters of the Universe («Per il potere di Greyskull, io sono She-Raaaa»), sorella del casco biondo He-Man. E in tema di lotte non si possono dimenticare le miniature dei lottatori di Wrestling, come quella del celebre Hulk Hogan.
  SUL PALMO DI UNA MANO C'erano i Paciocchini, bimbi multicolore con pannolini fosforescenti erano proposti singolarmente in bustine di plastica (e lì la pesca andava a fortuna) o in vasetti o valigette di cartone. La versione maschile di queste inutilità da collezionare erano i vari mostriciattoli come Exogini e Cosmogini. Ancora più piccoli i Pimpirosa, "Amici per giocare, amici da indossare", miniature incastonate in braccialetti, anelli, collanine e portachiavi (anni dopo furono riproposti in plastica trasparente, ribattezzati Scubidù). Più grandi e appariscenti i Dolci Segreti: testa, mani e piedi rientravano trasformando la bambolina in un gioiello patacca. Più teneri i Fiammiferini, microbambole dal corpo morbido racchiuse in scatole simili a quelle dei cerini. Ispirati all'omonimo cartone animato i vellutati animaletti di Mappe Town - Nido di simpatia, che avevano vestiti, case, mobili e perfino stoviglie di porcellana, tutto rigorosamente in versione mignon. Oppure i cavallini Mio MiniPony, con le sgargianti criniere da pettinare. I maschietti giocavano invece con le neonate Micromachines.
 BAMBOLE A bebè Amore le batterie facevano battere il cuore. Nella sua seconda versione il mitico Pepo non solo piangeva, ma riproduceva le movenze di un neonato. La Baby Sirenella nuotava attaccata al suo salvagente giallo, mentre la Baby Skater pattinava con tanto di ginocchiere e gomitiere. La Ballerina dei Sogni "nel suo splendido tutù" (come diceva la pubblicità) danzava grazie a supporto mobile. Della serie "piccole infermiere crescono" c'era anche Baby Bua, la bambola sulla quale si disegnavano morbillo e ferite con un pennarello, guarendo il tutto con un liquido magico. Più fortunata la BebiMia, che vantava un seguito di lettino, fasciatoio, carrozzina, passeggino e vestitini da far invidia al più coccolato dei bimbi in carne e ossa. Morbidosi i Bamboli del Campo Incantato, alias Cabbage Patch e le My Love, o le pigotte Holly Hobbie. Effetto sorpresa per le Magic Nursery: immergendo la camicia da notte nell'acqua si scopriva se erano maschio, femmina o avevano un gemellino. La bambola ideologicamente "più avanti" era Camilla. Oltre ai caratteristici capelli di lana, Camilla portava con sé il passaporto. Una bambola viaggiatrice che varcava i confini:sapored'Europa.
 Alessandra Del Re
Tratto dal webmagazine News2000, testata giornalistica registrata del portale Libero.it
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