happinesslady90 Scrive "E' riconosciuta dal pubblico come la modalità meno cruenta per un condannato a morte, in decine di casi in realtà non si è rivelato il mezzo più indolore...
Il rifiuto degli anestesisti californiani smonta il mito che l’iniezione letale sia la morte più “dolce” e in un certo senso umanitaria tra quelle che si possono somministrare a un condannato; tale modalità si sarebbe utilizzata infatti per la prima volta nel dicembre del 1982, in sostituzione alla camera a gas e alla fucilazione, considerate troppo “crude” e evocatrici dei vecchi campi di sterminio…ma l’iniezione letale è davvero così soft come si vuol far credere?
La procedura consiste in un’iniezione endovenosa combinata di una dose letale di tre sostanze: un barbiturico (pentothal) che rende il prigioniero incosciente, una sostanza che rilassa i muscoli e paralizza il diaframma in modo da bloccare il movimento dei polmoni e quindi la respirazione, infine un ultimo composto che provoca l’arresto cardiaco.
Con questo metodo si vuol far credere di procurare una morte rapida e indolore, la vittima in realtà spira per lunghissimi minuti e il pubblico che assiste ha l’illusione di un trapasso sereno per via della paralisi, causata dal secondo composto, che rilassa i muscoli facciali. Possono esserci però (e ci sono state) gravi complicazioni, da aggiungersi al già pesante supplizio che sarebbe imposto al condannato in condizioni “ordinarie”: se il prigioniero ha già fatto uso di droghe per via endovenosa ci potrebbe essere la necessità di andare alla ricerca di una vena più profonda per via chirurgica, allungando così i tempi dell’esecuzione; se il prigioniero si agita, il veleno può penetrare in un’arteria o in una parte di tessuto muscolare e provocare dolore; se le componenti non sono ben dosate o si combinano tra loro in anticipo sul tempo previsto la miscela può diventare eccessivamente densa, ostruire le vene e rallentare il processo; se il barbiturico anestetico non agisce rapidamente il prigioniero può essere cosciente mentre i suoi polmoni si paralizzano e soffoca tra atroci sofferenze.
Dal 1983 decine di esecuzioni con iniezione letale hanno avuto “intoppi”, e in molti casi il boia ha impiegato più di trenta minuti per trovare la vena in cui inserire l’ago. Tra i molti tentativi malriusciti si ricorda quello di Stephen McCoy, che ebbe una reazione così violenta alla somministrazione delle sostanze letali che un testimone svenne accasciandosi addosso a un altro. Le ultime parole di un’altro condannato già sul lettino di morte, dopo la prima iniezione, sono state: “Riesco a sentirne il sapore”.
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